colosseo

La poesia d’amore nella letteratura latina ha rivestito un ruolo di grande rilievo nella storia della cultura romana e non solo. Caratterizzata da una bellezza straordinaria e da un fascino culturale eterno, la poesia latina d’amore, sin dall’età imperiale, ha sviluppato topoi letterari che hanno alimentato l’ispirazione per tutta la successiva poesia d’amore occidentale. E, infatti, ancora oggi, i versi di questi poeti, le frasi latine di questi scrittori, vengono citate. 

Analizziamo insieme i più importanti.  

Quattro poeti (e una poetessa) e i loro versi d’amore meravigliosi

Publio Ovidio Nasone

Tra i poeti latini, Publio Ovidio Nasone è stato uno dei più noti. Trascorse gli ultimi giorni della sua vita a Tomi, una regione remota e barbarica della Scizia, esiliato dall’imperatore Augusto per ragioni ad oggi non completamente chiare. Dotato di un talento notevole, Ovidio affermò con forza l’originalità della letteratura latina, reinterpretando i topoi greci con una delicatezza e un’originalità straordinarie, ottenendo un immenso successo fin dalle prime opere.

Il suo linguaggio poetico raggiunse un livello sublime sin dalle prime composizioni. Fu particolarmente sensibile nell’uso dell’esametro e del distico. Dal punto di vista del contenuto, sviluppò tecniche narrative paradossali, patetiche e imprevedibili, contribuendo così a creare un nuovo modo di esprimere i sentimenti focalizzati sulle lotte amorose, le sofferenze dell’animo e le conquiste amorose. La sua carriera poetica si aprì con gli “Amores”, dedicati all’immaginaria Corinna, in cui l’autore univa situazioni tipiche dell’elegia romana tradizionale a una verve originale, trasmettendo una componente giocosa e scherzosa anche su temi tradizionalmente trattati con toni patetici e gravi, come il tradimento.

Un altro capolavoro della poesia erotica latina è l'”Ars Amatoria”, una mescolanza di epica, precettistica ed elegia, in cui Ovidio si presenta come il “praeceptor amoris”, spiegando come conquistare, sedurre e mantenere l’amore di una donna. L’opera rifiuta implicitamente gli antichi modelli, consigliando di vivere l’amore come un gioco, evitando di innamorarsi e concentrandosi sui piaceri fisici. Altrettanto innovative sono opere come i “Medicamina faciei femineae”, un dettagliato trattato sulle pratiche cosmetiche femminili, e “Rimedia Amoris”, una piccola opera che offre rimedi per guarire dall'”amore malato”.

Un’opera particolarmente innovativa sono “Le Eroidi”, in cui Ovidio introduce la poesia elegiaca sotto forma di lettere, dando voce alle donne che, spesso oggetto di passioni amorose, possono finalmente esprimere i loro pensieri, sentimenti e sfaccettature della sfera sentimentale, sia positive che distruttive. Penelope scrive una delicata e angosciosa lettera al marito Ulisse, mentre Arianna si esprime disperata e furiosa per essere stata abbandonata da Teseo sull’isola di Nasso.

Publio Virgilio Marone

Senza dubbio, Publio Virgilio Marone è stato uno dei poeti latini più illustri del periodo augusteo. La tematica dell’amore permea tutte le sue opere, anche quando non ne è il protagonista. Nelle opere di Virgilio, l’amore è considerato un sentimento distruttivo, vissuto tragicamente, in grado di provocare rovina e morte, seguendo la dottrina epicurea che lo considera un disturbo dell’anima che, se non moderato, porta alla distruzione.

Anche nelle “Georgiche”, dove l’amore non è centrale, quando compare, è affrontato in modo pessimistico. Un esempio è il mito di Orfeo ed Euridice inserito nella storia dell’apicoltore Aristeo, che rappresenta il destino tragico dell’innamorato che cerca invano di sovvertire la sua sorte. Nelle “Bucoliche”, il sentimento amoroso è spesso associato alla sofferenza. Ad esempio, nella seconda ecloga, il pastore Coridone soffre per il giovane Alessi, che lo ha rifiutato. Nella quinta ecloga, l’amore porta alla morte del pastore Dafni, accecato da una ninfa che desiderava ardentemente. L’ottava ecloga definisce l’amore come un sentimento malvagio, nato nella pietra e capace di indurire il cuore, tanto malvagio quanto sua madre Venere. L’amore, secondo il giovane poeta, può solo portare alla tristezza e l’ultimo dono che farà alla sua amata sarà la morte.

Nell’Eneide di Virgilio, tutte le storie d’amore hanno un destino infelice, a partire da Eurialo e Niso, entrambi deceduti, fino a Creusa, la giovane moglie di Enea, che muore tra le fiamme per l’amore che prova per il marito. L’amore e la morte sono strettamente collegati anche nella storia di Didone, che si toglie la vita dopo essere stata abbandonata da Enea.

Sulpicia

Sulpicia è l’unica voce femminile in un mondo di poeti latini maschi. Era una giovane poetessa appartenente all’aristocrazia romana e frequentava i circoli letterari insieme a poeti del calibro di Ovidio, Tibullo e Ligdamo. Le sue opere ci sono giunte all’interno del terzo libro del “Corpus Tibullianum”, e nonostante le incertezze sulla sua esistenza, molti studiosi ritengono che la poetessa romana sia autentica.

La produzione di Sulpicia si articola in due raccolte principali: il ciclo dell'”Amicus Sulpiciae” e il ciclo di Sulpicia. Nel primo ciclo, l’amore è vissuto in modo diverso rispetto alle tipiche espressioni elegiache. In una serie di “biglietti,” si alternano le voci di Cerinthus e di Sulpicia, che si corteggiano, si dichiarano amore e chiedono protezione agli dei per il loro amato. Nel secondo ciclo, il sentimento amoroso è turbato dai problemi della vita quotidiana e dall’infedeltà del suo amato.

Sesto Properzio

Sesto Properzio fu uno dei più amati poeti elegiaci latini dell’epoca imperiale romana, e le sue opere ottennero un successo straordinario nei secoli successivi, influenzando persino grandi cantautori contemporanei come il maestro Battiato. Esperto nel distico elegiaco, Properzio rappresentò perfettamente il poeta innamorato e sofferente. Attraverso una poesia breve ma d’impatto, dichiarò il suo intento di dedicarsi completamente al sentimento amoroso, diventando un servitore dell’amore, con l’obiettivo di liberarsi dalla sua tragica condizione.

A differenza degli altri poeti elegiaci, Properzio rese l’amore palpabile e la sofferenza materiale. Le sue “Elegie”, suddivise in quattro libri, iniziarono focalizzandosi sulla sofferenza causata dall’indifferenza di Cinzia, per poi affrontare anche temi civili e politici. Nel terzo libro, Properzio raggiunse l’affrancamento totale dalla schiavitù dell’amore.

Gaio Valerio Catullo

L’elemento centrale in tutta la produzione di molti poeti latini è la pulsione amorosa, soprattutto in Catullo, uno dei massimi esponenti dei poeti “neoterici”. Il suo stile “levigato” raggiunse una perfezione formale che traduceva in modo impeccabile le turbolenze e i cambiamenti dell’animo umano quando affetto dal sentimento amoroso.

Catullo si rivolge alla bellissima Clodia, conosciuta come Lesbia, moglie del proconsole Metello Celere, attraverso dolci parole che raccontano un amore tempestoso. La raccolta di versi di Catullo rappresenta un viaggio attraverso l’amore, con momenti di dolcezza, gelosia, tradimenti, avventure libertine e disperazione. Nonostante la sfortunata storia con Clodia/Lesbia, le poesie catulliane offrono vette stilistiche sublimi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *