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Sale 38-39: il Settecento |
In Italia nel XVIII secolo il Rococò fu sostanzialmente la felice prosecuzione, in un senso più magniloquente ed arioso, del grande decorativismo barocco. Ne sono testimonianza le opere di Benedetto Luti, di Francesco Trevisani, di Corrado Giaquinto e soprattutto di Sebastiano Conca. Lo stile frizzante e leggero, di grande scioltezza compositiva, che fece di lui il primo maestro capitolino emerge nelle due tele ispirate dalla “Gerusalemme liberata” del Tasso, la Partenza di Rinaldo ed Erminia tra i pastori (1731), provenienti da Palazzo della Corgna a Città della Pieve. La fluidità del tocco, le tipologie dei personaggi e la grazia atteggiata della scena conferiscono ai dipinti un’impostazione squisitamente teatrale, espressione di un’epoca che nei suoi capolavori propose una compiuta fusione tra musica, spettacolo ed arte.

Ben diverso è il linguaggio del parigino Pierre Subleyras, che si contraddistingue per la chiarezza della composizione, il disegno sicuro, il colore raffinato ed una particolare sensibilità naturalistica trattenuta entro un rigoroso controllo formale, quasi da pittore “protoneoclassico”. Esemplificano il suo percorso artistico la bella Testa d’uomo, già nella collezione Carattoli, e le due tele raffiguranti San Benedetto resuscita un bambino (1744) e Sant’Ambrogio assolve l’imperatore Teodosio (1745) esposta insieme al relativo bozzetto, realizzate entrambe per la chiesa di Montemorcino Nuovo.
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