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Sale 27-30: La pittura a Perugia nella prima metà del Cinquecento e l'influenza dei grandi maestri |
La pittura di Pietro Perugino lasciò nel centro Italia un’eredità
profonda. Col raggiungimento del successo, l’artista vide formarsi
intorno a sé una schiera di seguaci e discepoli, di cui egli si servì
per velocizzare l’oneroso lavoro di bottega. Appartennero a questo
eterogeneo gruppo Berto di Giovanni, Giannicola di Paolo, Eusebio da
San Giorgio, Giovanni Battista Caporali, che condivisero con il giovane
Raffaello l’alunnato e la collaborazione col Vannucci.
Testimonianza dell’operato del giovane urbinate a Perugia è la copia della celebre pala Baglioni, raffigurante il Trasporto di Cristo al Sepolcro,
realizzata dal Cavalier d’Arpino nel 1608, dopo il trasferimento
dell’originale a Roma per volere del cardinale Scipione Borghese.
Di Giovanni Battista Caporali è presentata la raffinata pala di San Girolamo, in cui le fonti peruginesche e raffaellesche sono reinterpretate e vivificate dal colore squillante.
Tra le numerose opere esposte di Berto di Giovanni si segnala la predella per la pala di Monteluce, eseguita quest’ultima per una tavola commissionata direttamente al Sanzio ma poi eseguita da Giulio Romano.
I caratteri stilistici di questi lavori consentono di considerare Berto un provinciale alter ego
di Raffaello, cui fu legato da una sincera amicizia protrattasi negli
anni con un costante utilizzo di disegni e cartoni forniti all’umbro
dal celeberrimo amico. Documenta il successo dei modelli del Sanzio a Perugia anche la preziosa Madonna del libro,
che propone un soggetto tipicamente raffaellesco eseguito, forse su
disegno delle stesso urbinate, da un maestro locale, Eusebio da San
Giorgio o Berto di Giovanni.
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