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Le prime quattro sale del terzo piano ospitano
importanti testimonianze pittoriche e scultoree del Duecento e Trecento, che
documentano l’evoluzione del linguaggio artistico nell’area perugina grazie
all’apporto dei maggiori artisti del tempo chiamati a realizzare opere per il
Comune e per i potenti ordini monastici.
L’arte scultorea è testimoniata da alcuni prestigiosi
elementi esposti nella sala maggiore, uno degli ambienti più antichi del
palazzo: il Deposto ligneo (1236) proveniente da
Roncione di Deruta, parte di un più ampio gruppo plastico impiegato nel corso
delle liturgie quaresimali; due formelle ed una statua della Fontana Maggiore (1278) scolpite da Nicola e Giovanni Pisano,
rimosse dal contesto originale per esigenze conservative; i cinque elementi
marmorei superstiti della Fontana
del Grifo e del Leone realizzata da Arnolfo di Cambio nel 1281.
Nella sala 4, la plastica trecentesca è testimoniata
da lavori di ambito senese-orvietano,
attribuibili ad Ambrogio Maitani, che diresse nel secondo e terzo
decennio del XIV secolo i lavori di ampliamento del palazzo. Si tratta delle
tre sculture collocate in origine sul portale di palazzo dei Priori, raffiguranti
i santi patroni Lorenzo, Ercolano e Costanzo, e di un bellissima Madonna
col Bimbo in legno policromo, già nella chiesa perugina di Sant’Agostino.
Tra le numerose
testimonianze pittoriche duecentesche presenti nell’esposizione vanno segnalati
soprattutto i capolavori del Maestro di
San Francesco, artista che deve il suo nome ad una tavola raffigurante il Poverello, oggi nel Museo della
Porziuncola di Assisi. Formatosi all’interno del cantiere della basilica di San
Francesco di Assisi, realizzò nel 1272 la grande Croce Presbiteriale e
il paliotto a due facce con Storie della
passione e santi. per la chiesa di San Francesco al Prato di Perugia
Espressione al contempo di un sofisticato linguaggio
mediorientale e di accenti del tutto occidentali è, invece, il Tabernacolo
a sportelli del Maestro del Trittico di Perugia.
Tra i numerosi artisti forestieri presenti a Perugia
alla fine del XIII secolo va ricordato Vigoroso da Siena, autore del Dossale, datato 1291, proveniente dal
monastero cistercense di Santa Giuliana. La tavola è innovativa già nella forma
a cinque cuspidi, che anticipa i polittici trecenteschi e stilisticamente
documenta la circolazione delle idee elaborate nel cantiere di Assisi.
A Duccio di Buoninsegna, il più importante pittore
senese attivo tra XIII e XIV secolo, si deve la Madonna col Bambino
realizzato per la chiesa duecentesca di San Domenico di Perugia.
Lo stile di Duccio di Buoninsegna, mediato dal seguace Meo di Guido da Siena,
diverrà la maniera più tipica dell’arte perugina per tutto il Trecento. Intorno
al 1315 egli firmò il grande Polittico per
la chiesa abbaziale di Santa Maria di Valdiponte, realizzato nelle
caratteristiche forme della pala d’altare usata a Siena negli stessi anni da
Duccio e Segna di Bonaventura.
Il Maestro dei Dossali di Montelabate e
il Maestro di Paciano rielaborano nel corso della prima metà del Trecento le
forme eleganti di Meo da Siena in un linguaggio fortemente espressivo. Del
primo pittore sono esposti due pannelli
opistografi con San Paolo e San Pietro su di un lato ed Ercolano e Lorenzo sull'altro, già nella
chiesa abbaziale di Santa Maria di Valdiponte. Di particolare interesse è la
veduta di Perugia dipinta nella tavoletta votiva che Ercolano stringe tra le
mani.
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