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Adorazione dei Magi
21La grande pala per la chiesa di Santa Maria dei Servi  si colloca in un momento ancora ricco di suggestioni fiorentine e in ogni caso entro il 1475. L’impostazione generale, con l’affollarsi dei personaggi in primo piano, evoca modelli tardogotici ancora in voga a Perugia, ma stilisticamente evidenti sono ormai i richiami all’ambiente fiorentino e più in generale toscano: a Verrocchio, a Leonardo, a Piero della Francesca, alla pittura fiamminga. Nel dipinto si avverte, quindi, il difficile compromesso tra l’antico ed il nuovo: se l’iconografia e l’uso del cesello negli ornati e nell’oro delle vesti rimandano alla migliore tradizione tardogotica, i riferimenti culturali e la tecnica ad olio rinviano alla più aggiornata pittura toscana.

L’Adorazione fu commissionata a Perugino dalla potente famiglia Baglioni che, sulla scorta di quanto stava avvenendo a Firenze, intese affidare a questo soggetto precisi contenuti dinastici. Ai tre magi, tutti vestiti di rosso e di verde come la livrea baglionesca, prestarono i loro volti il vir primarius civitatis Braccio Baglioni, che volge lo sguardo verso il più giovane dei magi, l’altero figlio Grifone, riconoscibile anche per la ferita alla gamba sinistra, e Malatesta di Pandolfo inginocchiato davanti al Bambino.
 

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