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Fontana del Grifo e del Leone

2.jpg Perugia, anni 1278 e 1281: la città si rappresenta. Per le due fontane volute a contrassegnare le estremità della piazza, luogo delle sedi del potere, grandi artisti sono chiamati a interpretare il programma di buono e pacifico stato del consolato delle arti: nella prima fonte, eseguita da Nicola e da Giovanni Pisani, fasto e indirizzi di ascesa; nella seconda, affidata all’ingegno di Arnolfo di Cambio, benessere e ordine sociale. In entrambi i monumenti il linguaggio figurativo appare orientato dal costante colloquio con autorevoli referenti della compagine cittadina.

Arnolfo di Cambio interviene con opere dagli esiti particolarmente colti e innovativi: gli “Assetati”, espressione del corpo sociale, coesistono con figure rappresentative del sapere giuridico, che in veste di cultori delle fonti del diritto si fanno garanti del buon governo della città; alla “moderna” interpretazione di Arnolfo si accompagna l’immagine più usuale dei bronzi del grifo e del leone, simboli d’immediata lettura che si pongono quali elementi connotativi dell’intero complesso.

3.jpg La fontana in pede fori, cioè nella parte della piazza riservata al mercato (a metà circa dell’attuale Corso Vannucci, presso l’antica chiesa di Santa Maria del Mercato) avrà breve esistenza in ragione di una penuria d’acqua che ne vanificherà ben presto significati e destinazione d’uso; a distanza di poco più di vent’anni dalla sua realizzazione, la struttura sarà demolita, con conseguente dispersione di pietre e marmi.

La fonte era composta probabilmente da due vasche rettangolari su una breve scalinata e addossate alla parete. La decorazione scultorea del bacino superiore era probabilmente costituita da una serie di sculture a altorilievo affiancate a formare un fregio continuo. 

I cinque esemplari superstiti costituiscono una testimonianza preziosa del linguaggio di Arnolfo che rivisita, in chiave personale e autonoma, la coeva arte scultorea francese, mediata dagli insegnamenti di Nicola Pisano, ma soprattutto dallo studio degli esempi classici, da cui deriva il realismo del gesto sicuro e naturale dei due giuristi seduti su scranni in atto di scrivere e nel pathos dei tre assetati.


 


 

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